
Nel mondo delle comunicazioni digitali e delle prove audio, una domanda si presenta spesso: è legale registrare una conversazione a cui si partecipa, anche senza il consenso dell’altro?
Vediamo cosa dice la legge italiana, quando è consentito e quali sono i rischi.
La regola di base è che in Italia non è reato registrare una conversazione alla quale si partecipa, anche se gli altri interlocutori non sono informati.
Questo principio è stato confermato più volte dalla Cassazione, che distingue tra chi registra una conversazione tra altri, senza parteciparvi, e ciò può integrare la figura di reato, e chi registra una conversazione a cui partecipa direttamente, che non configura un reato se non viola i diritti altrui.

Vediamo quali sono le norme che regolano tale fattispecie.
L’ Art. 15 della Costituzione Italiana tutela la libertà e segretezza delle comunicazioni, l’art. 617 c.p. punisce l’intercettazione illecita di conversazioni tra altri mentre l’art. 24 c.p.p. ammette l’uso di registrazioni come prove, se acquisite lecitamente.
Vediamo degli esempi pratici:
E’ legale se un lavoratore registra una conversazione con il proprio datore di lavoro che lo minaccia o se una persona registra una telefonata in cui l’interlocutore confessa un reato.
E’ illegale registrare una telefonata tra due persone terze, alla quale non si partecipa o ad esempio usare dei dispositivi nascosti per spiare conversazioni private come dei microfoni ambientali.
Dunque anche se registrare è lecito, diffondere quanto registrato può essere illecito ed integrare una figura di reato.
La diffusione infatti, come l’invio a terzi, la pubblicazione online o l’uso su social può violare la privacy (Regolamento GDPR e Codice Privacy), la reputazione dell’altro (diffamazione, art. 595 c.p.) ed il segreto professionale o d’ufficio.
Quando le registrazioni sono ammesse come prove?
Una registrazione è ammissibile in tribunale se l’autore è parte della conversazione, se è inerente al fatto da dimostrare, se non è stata manipolata e se è necessaria a tutelare un diritto.
Può essere usata in cause civili, penali e di lavoro. In alcuni casi è stata decisiva per dimostrare mobbing, minacce, ricatti o discriminazioni.
In conclusione, in Italia registrare una conversazione alla quale si partecipa è lecito, anche senza consenso, ma la diffusione non autorizzata può avere gravi conseguenze legali.
Prima di usare una registrazione bisogna valutare bene se è veramente necessaria ed è consigliabile consultarsi sempre prima con un legale.
a cura di Avv. Veronica Monti
