
Il pignoramento dello stipendio o della pensione è una procedura legale attraverso cui un creditore può ottenere il pagamento di un debito trattenendo direttamente una parte del reddito mensile del debitore. È uno strumento molto usato perché garantisce al creditore un recupero sicuro e costante, ma la legge tutela il debitore con limiti precisi.
Qualsiasi creditore munito di titolo esecutivo (sentenza, decreto ingiuntivo, ecc.) può richiedere il pignoramento. Precisiamo che il pignoramento deve essere obbligatoriamente preceduto da un atto di precetto che intima il debitore a pagare entro massimo 10 giorni. Successivamente, ove il debitore non adempia, il creditore fa notificare un atto al datore di lavoro o all’ente pensionistico, che è obbligato a trattenere la somma indicata direttamente dalla busta paga o dall’assegno pensionistico.
Ci sono dei limiti al pignoramento dello stipendio?
Si, la legge stabilisce che non può essere pignorato più di 1/5 (20%) dello stipendio o della pensione netta. Se lo stipendio è molto basso, la quota pignorabile può essere ancora minore o addirittura nulla, per garantire un reddito minimo al debitore.
Quali somme sono escluse dal pignoramento?
Sono escluse dal pignoramento la tredicesima, quattordicesima, le indennità di malattia e ferie che non possono essere pignorate.
In tutto ciò il debitore che cosa può fare? Può richiedere una rateizzazione del debito per evitare il pignoramento. Può chiedere la revoca del pignoramento se la trattenuta compromette la tua sussistenza. Inoltre il datore di lavoro non può licenziare il debitore per il solo fatto che il suo stipendio sia stato pignorato.
Il pignoramento dello stipendio o della pensione dunque è uno strumento legale per recuperare i debiti, ma è soggetto a limiti rigorosi per salvaguardare il diritto a una vita dignitosa del debitore. In caso di pignoramento, è consigliabile informarsi bene e, se necessario, rivolgersi a un avvocato specializzato per valutare tutte le opzioni.
a cura di Avv. Sara Maria Grazia Monti

