
Si può essere licenziati per aver detto una bugia al colloquio di lavoro per farsi assumere?
I casi tipi sono quelli relativi ad un curriculum che viene falsificato, oppure casi in cui si dichiara di aver preso un voto di laurea più alto di quello realmente conseguito, oppure casi in cui si certifica di non avere condanne penali quando invece non è così.
La Corte di Cassazione si è pronunciata in merito partendo dal principio della «buona fede», in
base al quale il dipendente deve comportarsi lealmente e fedelmente con il proprio datore di lavoro. Questo principio non può applicarsi prima dell’instaurazione del rapporto di lavoro.
Pertanto, al momento del colloquio di lavoro di fatto non vi sarebbe alcuna buona fede che il candidato deve rispettare non essendosi ancora instaurato il rapporto di lavoro, ma si è comunque nella fase delle trattative dove bisogna comportarsi con lealtà.
In conclusione la Corte di Cassazione stabilisce che si può licenziare il dipendente che ha mentito
al colloquio di lavoro soltanto se la bugia è stata talmente grave da aver violato il dovere di buona fede nella fase delle trattative.
La domanda da porsi è la seguente: se avesse detto la verità sarebbe stato assunto? Se
la risposta è sì allora il soggetto mantiene il posto di lavoro, se la risposta è no, lo perde.
a cura di Avv. Sara Maria Grazia Monti
